Uomini che vanno a fare la spesa

Andare a fare la spesa. Oggi più che mai diventa una impresa epica. Le ho riassunte in tre fasi.

Prima fase. La lista.

Questa prima fase è molto importante. Da qui si decide il destino di ogni uomo per i prossimi decenni (si lo so, sono un pò esagerato…ma concedetemi questa piccola licenza poetica). Si passano in rassegna le cose da prendere: carta igienica (anche se ne hai decine di pacchi…è sempre bene averne da parte…), frutta, verdura, pasta, e, sicuramente, ti starai scordando qualcosa. So che starai dicendo a te stesso che non è così. Fidati. Ti stai scordando qualcosa. Esci di casa, in macchina, e senti un ronzio strano nella testa…non sai cosa sia.. Paghi. Torni a casa. Parcheggi…e zac!

Ecco! Hai scordato niente poco di meno che l’ammorbidente! E ora? Non puoi certo tornare solo per un ammorbidente al supermercato?

Diciamolo pure. Al tempo del Coronavirus, fare la spesa non è più semplice come “una volta” (adesso sembro mio nonno). La logistica ha preso il posto dell’acquisto di istinto. Andando al supermercato, oggi, non sei un semplice acquirente. Sei un Ninja spietato. Diretto. Vai. Colpisci. E torni a casa.

Richiede allenamento. Superata la fase della lista. Hai i tuoi obiettivi e cominci a vedere la mappa della città. Non ascolti neanche google maps…troppo lento. Lui non conosce tutte le piccole scorciatoie.

Imbracci la tua autorizzazione fresca fresca. Stampata e aggiornata (cosa non di poco conto). I più maniacali la compilano al pc e la stampano pulita pulita che pare peccato anche portarsela appresso. Imbracciato il sacchetto per la spesa, esci in auto. Direzione supermarket. In questi frangenti l’orario è determinante. Prima esci, meglio è. Pertanto vedi il sole che sta per sorgere e ti chiedi se alle 6.00 sia ancora troppo presto. Tentenni. Alla fine decidi di uscire dalle 8,30 in poi.

Seconda fase. L’approdo.

Appena ti avvicini al supermarket, aguzzi la vista, e cerchi di capire quanta gente c’è. Che fila. Parcheggi e per oggi ti è andata bene, Solo 4 persone prima di te. L’ingresso è regolamentato. Prendi il tuo euro portafortuna e ti munisci di carrello della spesa… Hai trovato l’ultimo modello.

Carrello quattro ruote motrici, impugnatura ergonomica, ABS, servosterzo e freno a pedale. Completano il mezzo catenina semi nuova e seggiolino per bambini che utilizzi sistematicamente per il pacco grande delle fette biscottate. L’attesa, prima di entrare, è una finestra aperta sul nostro nuovo modo di vivere. Nella maggior parte dei casi trovi capelloni che neanche negli anni ’60. Ovviamente per darti un tono metti la felpa che con la mascherina ti da un non so che da Ninja.

Appena entri, lo schema in 3d del supermarket ti si visualizza davanti gli occhi. La prima spia luminosa ti indica il reparto orto frutta. Guanti, sacchetto, frutta. Veloce come un borseggiatore, hai già finito di spuntare le prime voci della lista della spesa. Passi al reparto successivo. Sul pavimento del supermercato segui le linee gialle che ti indicano la distanza minima di sicurezza. Per fortuna il carrello super accessoriato che hai “noleggiato” ha il Lane Assist…Continuo la mia spesa. Reparto insaccati, inscatolati, incaz..ehm..no quelli li trovi ovunque per ora. Passo davanti il reparto alcolici. Mi fermo a guardare le offerte. In questo periodo, la tentazione di un bel prosecco non mi dispiace. Non c’è nulla da festeggiare. Lo so bene. Ma mi lascio tentare. E con grande fatica, riesco a scavalcare ed ignorare il reparto apertivi e patatine. Salto ai surgelati. Trovo gli spinaci in offerta, quelli che nella lista mi è stato vietato di comprare (nel freezer ce ne sono già cinque pacchi)…perché mettono sempre gli spinaci in offerta?? Saluto prima di me Braccio di ferro, e mi avvio verso la cassa.

Terza Fase. Pagare. Imbustare. Ritornare.

Pagare ed imbustare sembra semplice. Ma non lo è in realtà. Carichi tutta la spesa sul tappetino scorrevole della cassa. Cerchi di essere veloce come su una catena di montaggio. Con velocità cerchi di favorire al meglio il lavoro della cassiera. Ops…ti rendi conto che i pomodorini li hai abbandonati sul fondo del carrello. Poco male, pensi, abbiamo già la passata di pomodoro pronta. Ma sai che questa licenza degna di 007 non ti sarà perdonata all’arrivo a casa. Neanche se sosterrai l’idea di accorciare i tempi di preparazione della salsa. Fiducioso alzo il sacchetto e scopro che il danno è meno peggio di quello che pensassi. Sul nastro della cassa la condensa dei surgelati della signora di prima sembrano lasciare la scritta “Panta Rhei” (tutto scorre)…un pò comica proprio sul nastro della cassa. Arriva il momento di pagare. Prendi il POS. Sei tranquillo. Ha il “contactless“, per sicurezza non pensi di pigiare i tasti. No. Devi dare conferma col Pin..(quale era il PIN???)..Primo tentativo. …no… è il PIN del cellulare….Secondo tentativo….ok ci siamo…No! …il PIN del televisore….comincio a sudare. In preda al panico, cerco di ricordare il PIN. Ricordo le cose accadute in 4 elementare ma il pin non ne vuole sapere. Guardo la cassiera. La cassiera mi guarda. Il bancomat guarda me. Io guardo la spesa. Ho ricordato il pin. Pago. Passo ad imbustare. Alla fatidica domanda: “serve una busta”??. Con una montagna di roba sul bancone…cosa vuole che le dica…”si grazie…casomai più di una”. Sono sacchetti ecologici. Non saranno sprecati. Li utilizzerò per l’umido. La mia coscienza ecologica è salva. Imbusto tutto alla velocità della luce. Prendo il carrello, saluto e raggiungo la macchina. Apro il cofano. Carico i sacchetti. Vado a parcheggiare il carrello. L’ultimo modello. O quasi. Non ha ancora il Parking Assistant.

Mi avvio verso casa. Il peggio è passato. Non posso fare a meno di vedere come tutto attorno a me è deserto. Desolato. Poche persone. Poche macchine. Qualcuno col cane e la mascherina. La nostra vita è cambiata. Non sappiamo ancora per quanto. Mi si stringe il cuore pensare a tutte quelle persone morte in questo periodo. Tante. Troppe. Tutti quelli che non hanno la fortuna di avere una propria abitazione o sono così fortunati da condividere con qualcuno questo momento di grande solitudine. Tutto ciò che sembrava scontato fino a ieri, oggi, non lo è più. Piccole cose che rendono grandi la nostra fortunata normalità.

Per adesso i nostri sentimenti e le nostre emozioni sono visibili a metà. Nascoste dietro una mascherina. Stiamo imparando, forse, a guardarci di nuovo negli occhi. Perché se distogli lo sguardo, le parole con la mascherina si ovattano, e cambiano suono. Lo sguardo e gli occhi ti aiutano a ridargli una identità. Quella che forse avevamo smarrito. Non lo so. Certamente siamo costretti a rimanere in silenzio con noi stessi. C’è più silenzio. C’è più tempo.

Il semaforo è verde. Riparto. Vado verso casa. Vado a sistemare la spesa. Ritorno in quarantena.